giovedì 19 febbraio 2015

Dell'ispirazione e del Carvè

Capita una sera, che mentre sei affaccendata a sfamare le Bimbette, ti arrivi un Whatsappino da un'Amica: "Ehi, che fine hai fatto? Non scrivi più sul blog?".
E capita che tu sia felice di questa premura.
E capita allora che ti si risvegli la vena artistica, che ti ritorni l'ispirazione.
Non fosse altro per poter, in qualche modo, ricambiare la premura ricevuta.
Di fatto ho avuto giorni frenetici, son stata poco bene, problemi col lavoro (ma dai?!) e non per ultimo il Carvè.
Carnevale per il resto del mondo.
Chiariamo subito che nella ridente cittadina in cui risiedo, il Carnevale non è una semplice festa: è un'istituzione.
Però, ve lo devo dire, con estrema sincerità: da quando non sfilo (tipo da...ehm...millemila anni, quasi) è anche una gran rottura di palle.
Perchè devo portare le bimbe a veder le sfilate (vuoi mica causare in loro traumi infantili??)
Perchè le devo vestire (e pensare ogni anno a qualcosa di diverso, tenendo conto anche del clima -di cacca, di solito)
Perché inevitabilmente mi ritrovo coriandoli ovunque, in ogni parte del corpo (e quando dico in ogni parte, prendetemi alla lettera)
E perché, soprattutto, per quanto tu ci vada giù di Folletto, di coriandoli ne troverai fino a luglio. Anche oltre.

Ma guai a dirlo.
Guai a dire "che un po' sto Carvè ti irrita".
Guai. 
Qui da me credo che rischi l'esilio.

Che con la sfiga che ho ultimamente, di fisso che mi esiliano a Viareggio!

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